Il VeluxLab del Politecnico di Milano compie 15 anni

Nato nel 2006 col nome di Átika come esempio sperimentale di casa mediterranea, in forza di un accordo tra Velux e il Politecnico di Milano – rinnovato nei giorni scorsi per altri cinque anni – dal 2011 il VeluxLab, prima Active House certificata con label as-built in Italia, è il laboratorio di ricerca e sperimentazione permanente dell’ateneo milanese.

Situato nel campus Bovisa e diretto dal professor Marco Imperadori, VeluxLab è spazio di confronto concreto tra industria, università e giovani ricercatori con on una forte vocazione internazionale e partnership attive con atenei ed enti di ricerca come la Tokyo University, SUPSI Lugano, Kyoto University, Keio University, RWTH Aachen University, Stanford University, Harbin Institute of Technology, Shenzhen University, Università Ca’ Foscari Venezia, Università degli Studi dell’Aquila, Università degli Studi di Brescia, l’università di Sydney e Buro Happold Saudi Arabia.

 

Il VeluxLab al campus Bovisa del Politecnico in una vista da drone

 

Qui si sperimentano ogni giorno nuove soluzioni e vengono sviluppate conoscenze nel campo della sostenibilità, dell’efficienza energetica e della qualità degli ambienti.

Per un’azienda, investire in progetti che mettono in relazione ricerca, innovazione e mondo accademico significa costruire oggi le competenze e le idee che contribuiranno a definire il futuro.
VeluxLab rappresenta in questo senso uno spazio di confronto concreto tra industria, università e giovani ricercatori, dove sperimentare nuove soluzioni e sviluppare conoscenze nel campo della sostenibilità, dell’efficienza energetica e della qualità degli ambienti.

«Nei suoi 15 anni di attività – ha commentato Emilio Faroldi, Prorettore Vicario e delegato della Rettrice allo sviluppo e alla valorizzazione degli spazi del Politecnico di Milano – il laboratorio ha saputo interpretare con sensibilità e lungimiranza le profonde trasformazioni del mondo della produzione edilizia, offrendo uno spazio nel quale ricerca, innovazione e formazione potessero incontrarsi e alimentarsi reciprocamente. Le attività svolte costituiscono oggi un patrimonio condiviso per il nostro Ateneo, per l’intera comunità politecnica e per tutti gli interlocutori che, a vario titolo, operano nel settore delle costruzioni».

«15 anni che sono letteralmente volati – ha aggiunto Marco Imperadori, che dirige il Veluxlab sin dall’inizio. Il merito è che si tratta di uno spazio vivo e attivo, in continua evoluzione grazie a esperimenti interni ed esterni di ogni tipo, sempre rivolti all’innovazione. Se poi penso a quanti giovani ricercatori, tesisti e dottorandi da tutto il mondo sono passati e hanno lasciato il loro contributo, mi posso ritenere fortunato. Molti di loro hanno fatto carriera in prestigiose università nel mondo e continuano a collaborare e stimolare l’attività del laboratorio».

 

Nella foto da sinistra: il professor Marco Imperadori, che dirige il VeluxLab; l’illustratore Guido Scarabottolo; Marco Soravia, a.d. di Velux Italia; il prorettore del Politecnico di Milano Emilio Faroldi; Serafino Ruperto, responsabile dell’ufficio stampa di Velux Italia.

 

Nei gironi scorsi Velux e Politecnico di Milano hanno organizzato una festa, sorta di open house che ha permesso ai partecipanti di osservare le attività di sperimentazione che si svolgono nel laboratorio, conducendo poi gli ospiti al campus Leonardo dove, nella sala del rettorato, Mario Cucinella, con la conferenza Lightness, ha esplorato il concetto della luce come autentico materiale dell’architettura, accogliendo la variabilità (del cielo, delle nuvole, del clima) come elemento fondativo del progetto, in accordo con la naturale imperfezione che ci caratterizza come esseri viventi e al contrario della tecnologia che creando ambienti artificiali sembra agire ‘contro’ la natura.

 

La lectio di Mario Cucinella nella sala del rettorato del Politecnico di Milano al campus Leonardo.

 

Sempre per l’anniversario del VeluxLab come centro di sperimentazione universitario, l’illustratore e grafico Guido Scarabottolo ha decorato una parete del laboratorio con una nuova opera permanente.

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