Dopo i mesi di preparazione e di ripristino degli spazi, ha riaperto, con la direzione artistica di Cristiana Perrella, il Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma.
Quattro le mostre della nuova stagione, inaugurate simultaneamente lo scorso 11 dicembre: Abitare le rovine del presente (fino al 22 marzo 2026), che riflette sul significato dell’abitare oggi, analizzando le politiche di social housing di Roma; la collettiva Unaroma (fino al 6 aprile), che nell’allestimento di Parasite 2.0 presenta le opere e gli interventi di oltre 70 artiste e artisti di generazioni e linguaggi differenti; il video dell’artista brasiliano Jonathas de Andrade. Sorelle senza nome (fino al 6 aprile), commissionato da Conciliazione 5, lo spazio per l’arte contemporanea promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede; One Day You’ll Understand (fino al 6 aprile) dedicata al festival Dissonanze che tra il 2000 e il 2010 ha trasformato Roma in un crocevia internazionale per la musica elettronica, la cultura digitale e l’arte.

Abitare le rovine del Presente
Abitare le rovine del presente, a cura di Giulia Fiocca e Lorenzo Romito (Stalker) prende avvio del progetto Agency for Better Living, presentato al Padiglione Austria della Biennale di Architettura 2025, a cura di Lorenzo Romito, Sabine Pollak, Michael Obrist.

La mostra invita gli spettatori a interrogarsi su tematiche di stretta attualità a partire dalle esperienze abitative che connotano la città di Roma, che diventa qui il punto di partenza per esplorare pratiche di riuso e rinascita.

La mostra si concentra su alcuni processi dal basso di rigenerazione di luoghi, che negli anni hanno contribuito alla rimodulazione della struttura urbanistica della città. Spin Time, Corviale, Lago Bullicante sono alcune delle esperienze analizzate dal progetto: esempi di come le “rovine della modernità” siano state abitate per soddisfare bisogni e desideri che la società non soddisfa, permettendo l’emergere di relazioni ecologiche e sociali imprevedibili.

Attraverso installazioni, materiali d’archivio e narrazioni visive, Abitare le rovine del presente restituisce un ritratto inedito della città come laboratorio di convivenza e coevoluzione, dove le esperienze di vita quotidiana si intrecciano con la progettualità istituzionale. Un dialogo fertile che apre a una nuova prospettiva di rigenerazione urbana, di cui Roma si fa portavoce e modello.

Completa il progetto della mostra uno ‘spazio di negoziazione’, elemento già centrale nel padiglione dell’Austria a Venezia: una piattaforma aperta dove le persone siedono insieme senza gerarchie in forma circolare, discutendo e negoziando le strategie per un abitare migliore e consapevole.