A Structure of Feeling (dal 4 luglio al 14 ottobre) è la trentesima esposizione che il centro culturale Aedes-Architecture and Space di Berlino dedica all’architettura contemporanea in Cina.
Prima di Tǔ Mù [terra e legno] Young Architecture of China, curata da Eduard Kögel e Ulf Meyer nel 2001, l’architettura cinese era vista in Europa come anonima produzione edilizia, con centinaia di città fantasma (che furono alla base della bolla finanziaria del 2015-2020) e terra di conquista di ‘bizzarre’ – nelle parole di Xi Jinping – opere occidentali come la sede di Cctv a Pechino (Oma, 2002-2012).

Ma i giovani architetti presenti in Tǔ Mù – due di loro, Wang Shu e Liu Jiakun, di lì a poco avrebbero ricevuto il Premio Pritzker, Yung Ho Chang (Atelier Feichang Jianzhu) sarebbe diventato Dean al Mit prima di diventare Chair of Architecture all’Università di Hong Kong – testimoniavano già un nuovo approccio: sviluppavano il loro lavoro a partire dal contesto, dai materiali e dalle funzioni cercando di rispondere alle profonde trasformazioni sociali e territoriali del loro Paese, inaugurando così un nuovo linguaggio che avrebbe incoraggiato un’intera generazione di nuovi architetti a seguire percorsi indipendenti contribuendo allo sviluppo di una cultura architettonica contemporanea autonoma.

Il dibattito aperto da quella prima mostra, amplificato dalla nascente diffusione di notizie e immagini sulla rete Internet, ne produsse altre, come Alors, la Chine? nel 2023 al Centre Pompidou e China Contemporary al Nai di Rotterdam (2006) e indusse altri giovani studenti cinesi che frequentavano le facoltà di architettura e i politecnici in Occidente a rientrare in patria aprendo propri studi.

In venticinque anni molto è cambiato e sta ancora cambiando: da una parte, la trasformazione di siti industriali abbandonati e il riuso adattivo vengono affrontati dagli architetti indipendenti con approcci pionieristici che poi diventano modelli anche per le grandi organizzazioni di progettazione statali; dall’altra, la crisi del settore immobiliare induce molti giovani cinesi ad abbandonare l’architettura per scegliere altre specializzazioni.

Se l’Europa non vuole limitarsi a osservare queste trasformazioni ma prendervi parte tecnologicamente, culturalmente e economicamente per individuare e discutere nuovi approcci alle sfide del futuro, è indispensabile comprendere l’architettura cinese contemporanea.
Con dodici progetti realizzati da nove studi di architettura, insieme alle opere di diversi artisti, A Structure of Feeling, curata da Gao Changjun, fino al 14 ottobre il centro culturale Aedes prosegue l’impegno critico e di scambi culturali sul tema si aggiunge ora a venticinque anni di impegno critico del centro culturale Aedes verso l’architettura e lo sviluppo rurale in Cina, oggi una delle principali potenze politiche e culturali del mondo. Per l’Europa, sviluppare competenze in questo ambito e promuovere uno scambio significativo è fondamentale per individuare e discutere nuovi approcci alle grandi sfide del futuro.
