È affidata a una sola artista, Chiara Camoni, la partecipazione italiana alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.
Con te con tutto, a cura di Cecilia Canziani, è un invito a costruire un diverso modo di stare al mondo attraverso l’incontro e la condivisione con le altre forme di vita, lasciando spazio alla meraviglia e al fluire del tempo che tutto trasforma.

Nelle parole del commissario Angelo Piero Cappello, direttore Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, «il progetto di Chiara Camoni rimette al centro il fare artistico come pratica condivisa, dove artigianalità, relazione e responsabilità si intrecciano in un linguaggio profondamente attuale».

Concepito come un’unica installazione che coinvolge l’intero padiglione, Con te con tutto si compone di opere realizzate appositamente per la mostra e lavori esistenti, secondo una pratica combinatoria, di riutilizzo e risemantizzazione, già utilizzata dall’artista e suggerita dalla natura stessa delle sue opere.
La prima tesa, lasciata in penombra, ospita un silenzioso bosco di ventiquattro statue, poco più alte rispetto alla scala umana, alcune dai lineamenti più definiti, altre con una forma aperta. Sono fatte di argilla, adornate con arbusti, conchiglie, pietre ma anche frammenti di plastica e rifiuti trovati negli immediati dintorni dello studio dell’artista. Appaiono nella semioscurità della tesa invitando i visitatori a cercare una relazione tra il proprio corpo e quello della scultura.

Dalla sospensione del primo ambiente – un mondo ctonio vivificato dagli spiriti ancestrali chiamati a raccolta dall’artista – si entra nel flusso del tempo umano: la seconda tesa appare in piena luce, come un mondo in costruzione composto di elementi naturali, artefatti e oggetti riciclati che proseguono e ampliano la riflessione di Camoni sulla materia.
A partire da alcune grandi figure femminili reclinate, modellate dall’artista in terracotta, che fanno da raccordo tra primo e secondo ambiente, si entra in un’architettura potenziale che sembra affiorare da terra e diventare pavimento, contenitore, parete, seduta, un palazzo, diviso in stanze, corridoi e giardini, la cui costruzione è in divenire.
Queste architetture domestiche accolgono al loro interno Dialoghi, una punteggiatura di opere, concepita e progettata da Fiammetta Griccioli e Lucia Aspesi, che mettono in relazione il lavoro di Camoni con altri linguaggi, figure e cronologie, tra cui Fausto Melotti, Alberto Martini, Marisa Merz, artefatti come un’anfora etrusca databile alla fine del VII secolo a.C (prestito della collezione Rovati), oggetti (tra cui anche la Pipia de Caresima, un pane del Panificio Pintau) e due commissioni inedite.

La prima, della coreografa e danzatrice Annamaria Ajmone, è Canti fossili, un invito ad abitare la seconda tesa in una dimensione performativa dedicata alla relazione tra coreografia e voce. La seconda è Che cosa resta, prodotto per l’occasione da Alice Rohrwacher attraverso la rielaborazione di estratti filmici inediti e spunti dal film La Chimera del 2023, in cui le sequenze mostrano volti scultorei provenienti dalle collezioni del museo etrusco di Tarquinia sovrapposti ai visi di persone più vicine al nostro presente, tra cui anche i ritratti dei protagonisti del film originale.

Al centro dello spazio della seconda tesa si apre infine una piazza circondata da sedute e aperta sul giardino che, inquadrato dalla cornice del portone, è la materia vivente che nel mutare dei colori e della luce ora per ora e stagione dopo stagione ci restituisce la connessione che tutti i corpi hanno con il tempo.
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