Più che un evento culturale, Mutazioni, terza edizione della Biennale dello Stretto ideata e fondata da Alfonso Femia, è un progetto di futuro, con lo sguardo diretto da Raggio Calabria e Messina verso il Sud del Mediterraneo, ovvero quell’area di mondo – dal Nord Africa al Golfo Persico – che in termini demografici sarà prevalente nei prossimi anni. Asia e Africa sono i continenti con il più alto tasso di crescita: l’Africa quello con la più bassa età media della popolazione.
Anche la geopolitica insegna che una mutazione è in atto, irrevocabile, e che la terna geografia-territorio-paesaggio è campo d’azione per lavorare e mitigare il disallineamento evolutivo. E per la loro specifica identità geografica, storica e culturale, la punta meridionale della penisola e lo stretto di mare che più che separarla la collega alla Sicilia sono un punto di osservazione privilegiato.

Come per la precedente edizione, la sede principale della mostra che prende avvio il 18 settembre e si concluderà il 13 dicembre sarà Forte Batteria Siacci a Campo Calabro, architettura militare affacciata sullo Stretto di Messina. Scavato nel fianco di una collina per renderlo invisibile dal mare e circondato da un imponente fossato il Forte, costruito fra il 1894 ed il 1898, sviluppa una superficie coperta di più di 10.000 metri quadrati, con centinaia e centinaia di metri di gallerie sotterranee. Dai suoi spalti si traguarda lo scambio di correnti tra Tirreno e Ionio e Capo Peloro.
Tre i direttori scientifici della Biennale di architettura, arte e fotografia di quest’anno: insieme a Alfonso Femia Annalisa Metta, paesaggista e professoressa ordinaria all’Università Roma Tre, e Salima Naji, antropologa e architetta di Agadir, in Marocco.
Come nella precedente edizione, la Biennale dello Stretto si fonda su un processo curatoriale aperto e insieme alla comunità locale reggina e messinese.
Femia, Metta e Naji lavoreranno insieme agli architetti Clément Blanchet, che approfondirà il confine tra ‘Naturale e Artificiale’; Gaetano di Gesu (Palatina Cultural Group) che analizzerà i ‘Paesaggi di mutazione’ con uno sguardo specifico sulla nuova architettura in Cina al di fuori degli spazi urbani; Daniele Durante, (BV36) che aiuterà a comprendere i ‘Modelli di aggregazione spontanea’ e le loro possibilità di convivenza con la città europea consolidata; Alessandra Ferrari (Cnappc) con la ricerca ‘Underground’ si occuperà degli spazi di risulta urbana, i sottopassaggi, le unità immobiliari a filo marciapiede, i basamenti e le soglie; Ico Migliore (Migliore+Servetto) leggerà la mutazione come atto di sovrascrittura e relativa trasformazione artistica e progettuale a cavallo tra ‘confine’ e ‘divergenza; Filippo Pagliani, Michele Rossi e Michele Versaci (Park) approfondiranno il tema della resilienza idrica da approccio emergenziale a progettualità continua; Federico Parolotto e Delia Valastro (Mic-Hub) proseguiranno la ricerca su come stia mutando la mobilità alla luce dei cambiamenti globali.
Infine: Paolo Verri (Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori) cercherà di identificare gli effettivi ‘luoghi della cultura’ in un momento di totale disallineamento tra passato e futuro; Marco Introini, architetto e fotografo curerà la sessione di fotografia ‘Post paesaggio’ sugli effetti dell’assuefazione all’immagine prevalentemente diffusa della città e dell’architettura; Angela Pellicanò, artista e curatrice, lavorerà sul tema ‘L’imperfezione dell’assoluto; Pasquale Piroso svilupperà, in collaborazione con un gruppo di artisti, progetti live “Tra terra e forma”; Adi nazionale e ADI delegazioni Calabria e Sicilia, in continuità con il progetto ‘Non in senso stretto’ realizzato nell’ambito della Biennale dello Stretto 2024, proseguirà, in corrispondenza con il tema Mutazioni, con l’approfondimento ‘Nuovi Codici’ del design curato da Francesco Alati.

Sguardi molteplici, punti di vista differenti per comprendere cosa è, e soprattutto cosa ‘non è’, la rigenerazione urbana: sarà focus della Biennale in collaborazione con i partner istituzionali Ance Reggio Calabria e Oappc Reggio Calabria insieme al knowledge partner d’eccezione Teha Group (The European House – Ambrosetti).
Come una mostra nella mostra, il team di Biennale dello Stretto sta inoltre sviluppando una ricerca sul Sud del mondo, con prevalente attenzione alla progettualità femminile.
Come testimonia con la propria esperienza Salima Naji, è nel Sud del mondo che l’architettura si confronta con la continua mutazione dei territori, delle comunità e dei sistemi naturali, richiedendo un approccio che sappia combinare rispetto per la fragilità con la proiezione verso l’innovazione e verso una sostenibilità reale.
Nata dall’iniziativa di Alfonso Femia, la Biennale dello Stretto è un progetto atipico, fuori dal contesto codificato degli eventi culturali, sostenuta da soggetti pubblici e imprese private.
Condivisa fin dalla prima edizione dall’Ordine degli Architetti di Reggio Calabria e dalla società 500×100, la Biennale è promossa, a partire dall’edizione 2026, da Fondazione Le Città del Futuro, realizzata da 500×100.
Partner istituzionali Città Metropolitana di Reggio Calabria, Ance Reggio Calabria, Ordine degli architetti di Reggio Calabria e Comune di Campo Calabro / Forte Batteria Siacci, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria sono i partner istituzionali.
Partner accademici il Dipartimento di Architettura e Design dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e l’Università degli Studi di Messina.
La Biennale dello Stretto è sviluppata in collaborazione con il Comune di Reggio Calabria, Comune di Villa San Giovanni, Villa Genoese Zerbi, Adi nazionale e delegazioni Adi Calabria e Sicilia, l’Ordine degli Architetti di Messina e Fondazione Messina.
Le imprese private che sostengono la Biennale dello Stretto sono: Atelier(s) Alfonso Femia, GiTi Giorgio Tartaro, Cariboni Group, Liuni, Medit, Mirage, Staygreen / Attico Interni, Saint-Gobain, Heidelberg Materials, Schüco, Panzeri.



